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Grazie, Beato Francesco:
“Io ho saggiato la tua vicinanza”
Tutto ha inizio il 12 luglio del 2008 quando un infarto mi costringe a letto, ricoverato in ospedale per la prima volta nella mia vita, e poi sottoposto a intervento cardiochirurgico di by-pass. Da lì seguì poi la riabilitazione e la dimissione a casa. Dal giorno dell’intervento, negli ultimi giorni di luglio, quando mi fu posizionato un catetere vescicale, secondo il protocollo medico di cardiochirurgia, a1 ritorno a casa si sono susseguiti quattro tentativi di rimozione, infruttuosa, del catetere vescicale. I medici attribuivano la colpa all’intervento chirurgico, all’anestesia, all’infiammazione della prostata: “con il tempo, vedrà che riacquisterà lo stimolo alla minzione e rimuoveremo il catetere”. Ma la preoccupazione era molta: le infezioni urinarie, le febbri elevate cui andai incontro nei mesi successivi mi impensierirono. Il solo sostegno era la preghiera incessante al Beato Pianzola. La Beatificazione che di lì a poco si sarebbe tenuta mi dava forza e speranza nella preghiera.
Incominciai, dietro suggerimento del Prof. Bellazzi, del Dott. Franceschetti, a fare accertamenti in merito: ecografie, esami del sangue, tentativi ulteriori di rimozione del catetere. Dall’ecografia fu chiaro che, oltre ad avere una infiammazíone della prostata, forse dettata dal lungo permanere in sede del catetere vescicale, vi era una voluminosa formazione litiasica mobile in vescica: un calcolo di circa 28mm. Si è cercato di capire la natura del calcolo stesso per vagliare la possibilità di scioglierlo con medicinali, ma la formazione era solida, non frantumabile con le apparecchiature mediche.
Si rendeva necessario un intervento di rimozione del calcolo e di adenectomia transvescicale. Considerato il breve lasso di tempo, circa tre mesi, dal precedente intervento di by-pass, il cardiologo Dott.Villani invitava alla prudenza nell’affrontare un nuovo intervento chirurgico, così si decise di procrastinare l’intervento al mese di dicembre, proseguendo le periodiche sostituzioni del catetere (ogni 21 giorni circa). Le infezioni urinarie non diminuivano, a intermittenza anche con febbri elevate, senza considerare il notevole disagio personale. Le preghiere al Beato Pianzola mi davano sostegno e consolazione nei momenti di sconforto. Pregavo soprattutto affinché si trovasse il modo di risolvere tale situazione, e affinché i medici che mi avevano in cura avessero un sostegno “dall’alto” nelle decisioni che avrebbero dovuto prendere su di me.
Il 4 ottobre 2008, nonostante tutto, ero in Duomo per la Beatificazione di Padre Francesco Pianzola: anche io volevo testimoniare con la mia presenza quanta forza e sostegno mi stava dando.
Il 10 dicembre 2008 fui ricoverato, dopo i consueti controlli medici e cardiologici, per l’intervento. La settimana precedente feci, con la mia famiglia, una novena al Beato Pianzola affinchè intercedesse.
Anche il mio parroco, Don Mario Tarantola, Delegato Vescovile della causa di Beatificazione, pregò per me, insieme con la comunità di fedeli di Cilavegna e mi affidò al Beato Francesco Pianzola.
L’anestesista considerò l’intervento a rischio, proprio per la vicinanza con il precedente intervento avvenuto in luglio e le condizioni cliniche non ancora stabili e sicure. Le nostre preghiere si rivolgevano al Beato Pianzola affinché guidasse la mano del chirurgo durante l’operazione. I medici che fino a quel momento mi avevano seguito e curato erano lì con il solo scopo di portare a termine nel migliore dei modi l’intervento e dare, dove possibile, il loro consulto.
Uscii dalla sala operatoria nella tarda mattinata, cosciente e sveglio. Sul comodino mi misero un sacchetto con all’interno un sasso di circa 3 cm. di diametro: il mio calcolo. L’intervento era riuscito senza conseguenze particolari. Il mio pensiero e il mio ringraziamento andarono, oltre che ai medici, al Beato Francesco Pianzola che di sicuro quel giorno aveva interceduto per me preghiere e benedizioni e a quanti in quei giorni avevano pregato per me attraverso Padre Pianzola.
La convalescenza fu lenta, ma progressiva.
Ancora, oggi, porto sulla maglia la spilla del Beato Pianzola: nelle difficoltà e nei momenti di sconforto il mio pensiero e le mie preghiere vanno a lui.
“Che la mia testimonianza sia visibile, fatta di carità, di comprensione, di perdono” (Beato F. Pianzola)
Questo breve scritto vuole portare testimonianza di quanto un Don Niente sia in realtà in grado di fare molto e molto ancora: il nostro Beato, il Beato delle nostre terre ci protegge e ci guida nella nostra quotidianità. Non servono eroismi per vedere il “tocco” di un Beato, servono la semplicità, l’umiltà e la preghiera costante. Io ho saggiato la sua vicinanza solo provando a pregare e a chiedere umilmente un aiuto e un sostegno, e l’ho ricevuto.
Grazie Beato Francesco Pianzola!
Cilavegna, 2 giugno 2009
Giampiero Rampi
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